Ci sono migliaia di persone che, nel tempo, ritengono di aver ricevuto una grazia speciale, una guarigione a Lourdes, presso le grotte dove è apparsa la Madonna e dove, da quel giorno del 1858, iniziò a sgorgare questa fonte di acqua purissima e medicamentosa. Nonostante questo il numero di miracoli definiti tali dalla Chiesa sono appena 70, assai meno di un centinaio, meno di uno ogni due anni nonostante che dalla fondazione del santuario ben mezzo miliardo di persone è passato di qui a pregare Gesù e la Vergine per un miracolo, una grazia, una guarigione non solo fisica.

Il libro di Filippo Anastasi, giornalista di lungo corso e autore prolifico, “I misteri di Lourdes. Dentro il miracolo” edito da Effatà Edizioni racconta una manciata di miracoli, attraverso interviste e documentazioni conservati nel Bureau de Constatations Médicales che dal 1883 ha raccolto oltre 7000 segnalazioni di casi di guarigioni inspiegabili, di questi appena l’1% è stato riconosciuto come “miracoloso” secondo quei criteri stringenti che proprio il Cardinale bolognese (e futuro papa Benedetto XIV) Prospero Lambertini aveva stabilito nel ‘700:

  1. Che la malattia abbia prognosi grave
  2. Che la diagnosi sia certa
  3. Che la malattia sia organica
  4. Che nessuna terapia possa spiegare la guarigione
  5. Che la guarigione sia inattesa, istantanea e improvvisa
  6. Che la guarigione sia completa
  7. Che la guarigione sia durevole nel tempo
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Ancora oggi questi parametri sono utilizzati con severità per definire se una guarigione sia davvero un miracolo, e anche in questo caso le cautele sono molteplici a riprova che la Chiesa non tratta questi fenomeni se non con cura e attenzione, attenta più di chiunque altro ad evitare di dare crisma di veridicità con troppa facilità. Il libro sarà nelle librerie dal prossimo 18 ottobre, qui qualche anticipazione.

La voce dei miracolati

Anastasi nel libro racconta la sua esperienza di cronista che entra in contatto con le vicende umane e straordinarie insieme di alcuni di questi 70 miracolati. Nella sua vita e carriera ne ha incontrati 4, tre di essi sono ancora vivi, e con essi ha parlato, mangiato, scambiato parole, esperienze. “Se non c’è una grande fede, una solida riflessione interiore e una buona assistenza spirituale e psicologica” dice “si rischia una sindrome di onnipotenza per i miracolati oppure di bigottismo, che sfiora l’idolatria, per chi li avvicina”.

C’è – tra le altre – la testimonianza diretta di Elisa Aloi, classe 1931 e miracolata numero 61 secondo l’Annuario del Bureau. Siciliana, più di dieci anni sotto lo scacco pesante di una tubercolosi osteo-articolare che la costringe a letto, poi in una ingessatura permanente e numerose operazioni per via della necrosi oltre alla necessità di continui drenaggi per via delle suppurazioni purulente. Compie tre viaggi a Lourdes prima che accada il miracolo, è il 1958, ha 26 anni e gli anni della malattia le hanno fatto approfondire la fede in Cristo, la portano alle piscine, la mettono in contatto con l’acqua e “subito ho avvertito un qualcosa che girava, girava dentro di me” dice “all’uscita dalle piscine, così stordita, chiesi di non tornare subito in ospedale, ma di essere portata all’Esplanade per la benedizione. Lì sentivo le gambe che si muovevano dentro il gesso”. Lei che nemmeno doveva andare a Lourdes secondo i medici di lì a pochi giorni si sarebbe alzata in piedi senza neppure un giorno di fisioterapia. Oggi accompagna i malati nei treni speciali dell’Unitalsi, ha una parola buona e una carezza per ciascuno di loro e a ciascuno racconta la sua esperienza di guarigione e di serenità.

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Le storie belle che ruotano attorno a Lourdes

Come quella del dottor Nicolò Zappìa, una vita spesa per portare i poveri al santuario, organizzare i “treni bianchi” con l’Unitalsi, la cui sezione di Bronte porta il suo nome, così come una piazza della cittadina che gli ha dato i natali. Instancabile, visse con umiltà a totale disposizione dei malati e conobbe tre miracolati che accompagnò nei suoi viaggi innumerevoli al santuario francese. Una vita spesa e dedicata a far conoscere la realtà di Lourdes che per lui era diventata una missione.

Il Bureau Médicales

I medici sono di casa a Lourdes, accompagnano i malati, oppure come nel caso del Bureau, ne constatano i miglioramenti o – in rari casi – le inspiegabili guarigioni. A guidare l’ufficio è attualmente un italiano, il primo in centocinquant’anni, il professor Alessandro De Franciscis che ci tiene a ribadire “Il Bureau non sforna miracoli, se doveva essere una fabbrica di miracoli avrebbe chiuso da tempo. Il compito di questo ufficio è la ricerca della verità medica, affidata a migliaia di specialisti”.

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Nel volume quindi si intrecciano le storie, i racconti di prima mano e quelli d’archivio dei molti miracolati, e delle loro famiglie che hanno trasformato la propria vita dopo il contatto con Lourdes e la sua spiritualità. Perché chi va a Lourdes non può che tenere a mente quell’atmosfera di tensione mistica, di fede incrollabile, di gratitudine che promana dai malati e dai loro accompagnatori, la presenza sorridente dei volontari, la tranquillità dei suoi viali, ma soprattutto la certezza di essere in un luogo unico, dove il Mistero si è svelato agli ultimi.