La preghiera a san Michele che sempre più vescovi chiamano a riscoprire

CENNI STORICI SULLA PREGHIERA A SAN MICHELE

A scrivere la preghiera a san Michele (il cui nome, Mi-ka-El, significa «Chi è come Dio?») fu Leone XIII dopo la celebre visione, avuta verso l’autunno 1884, dei demoni che si raccoglievano in Vaticano. Sui particolari del fatto esistono diverse versioni, compreso l’ascolto di un dialogo tra Gesù e Satana (con quest’ultimo che chiedeva più tempo e potere per distruggere la Chiesa, in aperta sfida a Dio) durante la celebrazione di una Messa, ma dal racconto dei testimoni si sa per certo che il papa drizzò improvvisamente la testa e impallidì, salvo riprendersi qualche secondo dopo e ritirarsi in sagrestia per comporre l’orazione, che fece poi stampare e distribuire ai vescovi di tutto il mondo.

Così per esempio scriveva il cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca (1872-1952), che fu prelato domestico di papa Pecci, in una lettera del 1946 all’arcidiocesi di Bologna: «Leone XIII scrisse egli stesso quella preghiera. La frase (i demoni) che si aggirano nel mondo a perdizione delle anime ha una spiegazione storica, a noi più volte riferita dal suo segretario particolare, monsignor Rinaldo Angeli. Leone XIII ebbe veramente la visione degli spiriti infernali che si addensavano sulla Città Eterna (Roma); e da quella esperienza venne la preghiera che volle far recitare in tutta la Chiesa. Tale preghiera egli la recitava con voce vibrata e potente: la udimmo tante volte nella basilica vaticana».

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Nel 1886 la preghiera fu inserita tra le «Preci leonine», che venivano recitate in ginocchio davanti all’altare al termine di tutte le Messe basse (cioè non solenni), comprendendo pure il Salve Regina e tre Ave Maria. San Michele Arcangelo e la Beata Vergine invocati a stretto giro, come dire le due creature – la prima dell’ordine invisibile, la seconda di quello visibile e innalzata per divina disposizione a Regina dell’universo – che più delle altre sono state chiamate da Dio a combattere Satana. Fu l’istruzione Inter Oecumenici del 1964, emanata dalla Sacra congregazione per i riti e dal «Consilium», a far decadere l’uso liturgico delle Preci leonine.

Con il passare degli anni la preghiera a san Michele ha conosciuto comunque una riscoperta grazie in particolare a san Giovanni Paolo II (nel 1994 esortò i fedeli «a recitarla per ottenere di essere aiutati nella battaglia contro le forze delle tenebre e contro lo spirito di questo mondo») e poi al motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, che con le disposizioni sulla Messa in «rito antico» ha dato indirettamente nuovo slancio all’orazione leonina. Fino a oggi, con l’emersione di scandali in serie che però non devono far dimenticare che Dio non abbandona mai chi confida in Lui e sa sempre trarre il bene dal male. Come dimostrano le iniziative dei suddetti vescovi statunitensi, che speriamo possano essere imitate in tutta la Chiesa. Oggi più che mai serve l’aiuto di un così potente intercessore. Questa la famosa preghiera, nella sua forma breve:

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AGGIORNAMENTO
Con un comunicato diffuso oggi dalla sala stampa della Santa Sede, papa Francesco invita tutti i fedeli a pregare ogni giorno il Santo Rosario per l’intero mese mariano di ottobre, esortandoci a concluderlo con la recita del Sub Tuum Praesidium (antichissima invocazione alla Madonna) e della preghiera a san Michele Arcangelo.

 

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