La scala di San Giuseppe, un’opera d’arte e un mistero mai risolto

La costruzione della scala di San Giuseppe, detta “miracolosa”, ha una storia che parte da molto lontano. Ebbe inizio quando alcune Suore decisero di partire da Loreto, per giungere a Santa Fe, nel New Messico (Usa).
Era il Settembre del 1852 e quel viaggio fu molto insidioso, tanto che la Superiora, Madre Mathilde, si ammalò di colera e morì.
Le sue Consorelle, che riuscirono a raggiungere la destinazione, erano Suor Madeleine (chiamata, in seguito, a sostituire la Superiora, da Monsignor Jean Baptist Lamy, loro referente), Suor Catherine, Suor Hilaire, Suor Robert.

A Santa Fe, le Suore cercarono e trovarono il modo di far costruire una cappella e un posto dove potessero stare tranquille, ossia un Convento.
La prima costruzione a loro affidata fu il Collegio di Lorette, poi, il 25 Luglio del 1873, Monsignor Jean Baptist Lamy permise che si iniziasse la costruzione di una cappella.
Il progetto fu assegnato all’architetto Antoine Mouly (che si fece aiutare dal figlio Projectus), che aveva già realizzato la Cattedrale della città di Santa Fe.
Monsignor Jean Baptist Lamy, che era francese, volle che si ispirasse alla Saint-Chapelle di Parigi!

La scala di San Giuseppe non era prevista nel progetto

Il progetto, dunque, si basò su uno stile gotico, che aveva circa le seguenti misure: 8 metri di larghezza, 23 metri di lunghezza, 26 metri di altezza.
Ci vollero 5 anni per costruire la cappella. Alla sua realizzazione, il 25 Aprile del 1878, fu posta sotto la protezione di San Giuseppe, ma presentava una gravissima dimenticanza: non era stata pensata una scala che arrivasse al coro, cosicché nessuno avrebbe potuto mai accedervi!

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Intanto, l’architetto P. Mouly era morto e il padre, troppo anziano, non poteva portare avanti i lavori. Perciò, vennero convocati molti possibili candidati, per decidere in che modo costruire la scala.
Per come era stata realizzata la struttura, non si trovò nessuno che si assumesse la responsabilità di modificare il progetto dell’architetto P. Mouly, se non previa distruzione di ciò che era stato, sino ad allora, costruito.

Le Suore pensarono, allora, di risolvere il problema nell’unico modo che conoscevano: iniziarono un Novenario a San Giuseppe -protettore del luogo e falegname/carpentiere per eccellenza- certe che la Divina Provvidenza sarebbe corsa in loro aiuto.
E così accadde -effettivamente- poiché, al nono giorno di Novena, un uomo bussò alla loro porta, dicendo di essere un falegname. Aveva un asino, su cui trasportava i suoi attrezzi: una sega, un martello, una squadra e null’altro.

Chi era l’uomo che bussò al Convento?

Quell’uomo si offrì di costruire la scala e le Suore accettarono di fare un tentativo.
Lavorò sempre da solo e in solitudine e, in pochi mesi, finì il lavoro. Poi, svanì nel nulla!
Non vedendolo tornare, neppure a prendere il suo compenso, le Suore lo cercarono, nei posti in cui pensavano potessero conoscerlo, ma nessuno aveva mai sentito parlare di lui; nessuno aveva nemmeno saputo che del legname era arrivato in città, per la costruzione della scala della cappella.
Ma la scala era li, sotto gli occhi di tutti.
Nessuno avrebbe mai saputo chi l’aveva costruita, ma sembrava (e sembra tutt’oggi, a distanza di oltre 100 anni) un opera d’arte.

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E’ una scala a chiocciola, che gira due volte su se stessa, con una precisione estrema e senza avere nessun pilastro centrale a sorreggerla. Lascia cadere così, architettonicamente parlando, tutto il suo peso sul primo gradino.
Ecco come è descritta da Suor Florian OSF, sulla rivista Saint-Joseph, dell’Aprile del 1960: “Parecchi architetti hanno affermato che questa scala avrebbe dovuto crollare al suolo, nel momento stesso in cui la prima persona si fosse azzardata sul primo scalino. E tuttavia essa è stata utilizzata quotidianamente per oltre cento anni”.

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“Ho parlato della scala con Urban C. Weidner, architetto della regione di Santa Fe e perito di rivestimenti in legno. Mi ha detto che non aveva visto mai una scala a chiocciola su 360°, che non fosse sostenuta da un pilastro centrale”. “Egli mi ha spiegato che il legno è raccordato (nel gergo della falegnameria si dice “innestato”) sui lati dei montanti da nove spacchi di innesto sull’esterno, e da sette sull’interno. La curvatura di ogni pezzo è perfetta. Come può essere stata realizzata una scala simile nel 1870, da un uomo che ha lavorato da solo, in un luogo isolato, con degli attrezzi più che rudimentali? Questo fatto non è mai stato spiegato”.

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La scala è tenuta insieme da incastri, che non prevedono chiodi, ed è realizzata con del legno che non è rintracciabile nel New Messico. In alcuni punti strategici, il legno è stato mescolato con gesso e crine di cavallo.
Per gli abitanti del posto (di allora, come di oggi) e per ogni fedele che va a visitarla, quella scala fu costruita da San Giuseppe in persona, che rispose alla preghiere delle Sorelle.
Nessuno ha mai saputo dire di più, se non ciò che lascia tutti senza spiegazione alcuna.
La scala rimane misteriosa nella sua natura e perciò miracolosa; essa ha 33 gradini, come gli anni di Gesù Cristo!

Antonella Sanicanti

scala di San Giuseppe

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