E’ stato forte il piccolo Lele, forte il suo papà, forte la sua mamma; adorabile il fratello, gli amici, la graziosa sorellina. Ma non gli serviva il nostro tifo, se non come pretesto per stargli vicino; certo ci ha messi lui dalla parte degli spettatori ma siamo suoi commilitoni e come lui abbiamo la stessa battaglia da affrontare e vincere. Non gli servono (solo) followers rumorosi ed entusiasti ma intercessori. A Lele e alla sua famiglia sono serviti ottimi medici, resistenza fisica e psicologica; sostegno e amore. Ma non sono bastati. O forse sì; perché la sconfitta vera non è la morte.

A Gabriele serve Cristo. Anche i bambini sanno che si muore, anche i fanciulli sanno che siamo fragili, che il male incombe, che la vita, di suo, prosegue nel suo incedere spesso ingiusto. Anche i figli sanno che si può arrivare al traguardo finale prima dei genitori. Penso che in questo bimbo così intelligente e sensibile, così buono e docile, sebbene combattivo, si annidasse anche uno specifico struggimento tipico dei figli: il timore di fare soffrire la mamma e il papà. Aveva bisogno, Lele, di sapere che Cristo, proprio Gesù di Nazaret era con lui e con i suoi. Ma ora lo saQuesto avrebbe saziato la sua fame più di milioni di iscritti al canale. Avrebbe dovuto venire a sapere che lo amava; che il bene che passava dalle cure mediche veniva da Lui. Che la forza di sopportare iniezioni, radiazioni o altro l’ha presa da Lui. Che la sua piccola vita è preziosissima per Lui, fosse anche il solo che lo guarda e lo segue. E che non vuole che soffra e muoia. Non invano, non per sempre.

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A questo adorabile bambino, reso più puro ancora dalla sofferenza, è toccata in sorte la partecipazione alla sofferenza di Cristo. Siamo nel pieno della Settimana Santa e Gabriele si è trovato innestato direttamente nell’architrave che sostiene tutta la storia: la passione e morte di Cristo.

A Lele, noi cristiani, non avevamo da offrire il tifo per i suoi teneri sogni e pollici in su per tutti i suoi video, ma preghiere. Ora soprattuttoper la consolazione dei suoi cari. Perché, lo dice un Dottore della Chiesa, “I fanciulli non si dannano”

 

Perciò i fanciulli non si dannano.
Non si dannano perché l’unica loro caratteristica è quell’apertura di cuore che impedisce l’indurimento e il rifiuto.
Non si dannano perché la loro fiducia è tale da superare qualsiasi abisso.
Non si dannano perché portano nelle loro mani innocenti tutto il sangue di Cristo innocente.
Non si dannano perché invocano con la loro stessa esistenza la maternità di Maria.
Non si dannano perché a un bambino Dio può aprire sempre le braccia. (da Consigli e ricordi, S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo)