Monte Gargano: un cavaliere bianco appare al vescovo. E’ San Michele

SANKTUARIUM NA GARGANO

Siponto (Nel 1251, Sipontium – Sipontini nelle Puglie, desiderando compiacere l’imperatore romano germanico di nome Manfred, prederà il suo nome e diverrà Manfredonia, la città di Manfredi) è una diocesi dell’Italia meridionale qualsiasi, nel cuore della Puglia, tra il mare e la montagna, avente per punto culminante, a 1056 metri di altitudine, il monte Gargano, da dove, si dice, è possibile vedere il golfo di Napoli.

La regione non si è mai resa nota nella Storia se non per un breve passaggio delle bande di Spartacus, cinquecento anni prima. E’ primavera, nell’anno 492 della Redenzione. E siccome è primavera, che la natura è in fiore, gli animali sono assai irrequieti. Un giovane toro, mal trattenuto nel suo pascolo, rompe i suoi legami, salta la chiusura, e si mette in cerca di un pascolo a suo piacimento.

SANKTUARIUM NA GARGANO

fot. Stefan Czerniecki
La salita verso il santuario di Monte Sant Angelo, dedicato all arcangelo Michele

Questo torello, il più bel toro dell’armento, appartiene ad un signore dei dintorni di Sipontium, Elvio Emmanuele che taluni cronisti chiamano Garganus, perché possiede delle terre sul famoso monte omonimo. Quando, il mattino seguente, Garganus constata la sparizione del suo miglior riproduttore, la primavera, i fiori e gli uccelli non bastano a calmare il suo furore. Egli passa la sua collera sui suoi bovari e, giudicandoli decisamente buoni a nulla ed inefficaci, decide di prendere la testa delle ricerche. Il povero Garganus ed i suoi uomini passano tutta la giornata, che comincia ad essere calda in maggio, in Puglia, a correre dietro al toro che ha, decisamente, trottato molto lontano. Dopo ore di ricerche, le tracce li conducono, infine, sulle pendici del monte.

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Gli sforzi di Garganus

Esso è colmo di grotte e di anfratti, e Garganus trema al pensiero che il suo bel toro si sia ferito. Eccolo infine, ma in quale curiosa posizione e quale curioso posto ! Il toro è coricato, inginocchiato piuttosto, nell’entrata di una caverna. Tutti gli sforzi di Garganus e dei suoi bovari per farlo alzare sono vani. Già cala la notte e l’animale resta immobile, limitandosi a muggire tristemente quando gli uomini lo spintonano e lo spingono per farlo alzare, ed anche, perché il nervosismo li assale, cominciando a colpirlo. Il signore del monte e la sua gente non hanno nessuna voglia di essere sorpresi dalle tenebre sulle pendici brute del monte. Occorre lasciare in pace il toro.

Il vescovo

A questa prospettiva, Garganus si adira. Egli è così fortemente in collera che prende il suo arco e tira una freccia contro il suo toro. A questa distanza, mancarlo è impossibile, e, d’altronde, Garganus non manca il suo colpo. Solamente, per incredibile che sia, la freccia, anziché uccidere l’animale,  si curva e ritorna verso il tiratore, che ferisce al braccio. Addolorato, sanguinante, e molto spaventato, Garganus scappa senza chiedersi il motivo. Poi ci riflette, nessuna cosa di questo incidente gli sembra normale. Da parte loro, i servi, stupefatti, raccontano, in tutta Sipontium, lo stravagante avvenimento di cui sono stati testimoni. Il racconto arriva all’orecchio del vescovo Lorenzo, che se lo fa confermare dal principale protagonista. Avendo sentito Garganus, il prelato non esita nell’attribuire una origine soprannaturale all’incidente. Ma buona o cattiva? E che significa? L’epoca non fa le cose a metà: tre giorni di digiuno e di preghiere sono subito decretate.

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SANKTUARIUM NA GARGANO

fot. Stefan Czerniecki
Bassorilievo di San Michele al santuario di Monte SantAngelo

Il terzo giorno, Lorenzo vede un magnifico cavaliere bianco apparirgli. San Michele, poiché è lui, dice al vescovo: “Io sono l’autore del prodigio della grotta. Oramai, essa sarà il mio santuario su questa terra”. Ma ecco che il vescovo Lorenzo, ieri così pressato di conoscere le volontà celesti,  prende il suo tempo per obbedire all’Arcangelo. Il castigo del recalcitrante non tarda: i Barbari mettono l’assedio a Sipontium. Subito, Lorenzo fa pregare e digiunare i suoi fedeli; subito san Michele appare di nuovo e promette al vescovo una brillante vittoria sui pagani. L’indomani, allorché gli assediati tentano una sortita, una pioggia di una rara violenza scoppia e disperde il nemico. Questa volta, pieno di gratitudine, l’episcopo Lorenzo non tergiversa più: egli scrive al papa Gelasio I, al fine di domandargli l’autorizzazione di consacrare la grotta a San Michele.

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