Sarà Santa la suora che fece nascere un ospedale da un pollaio

Le due nuove prossime sante Dulce Lopes Pontes  e Giuseppina Vannini

 

I decreti della Congregazione delle Cause dei Santi riguardano le canonizzazioni di Dulce Lopes Pontes e Giuseppina Vannini e una nuova beata, Lucia dell’Immacolata. Con il riconoscimento delle virtù eroiche, sono cinque i nuovi Venerabili Servi di Dio

Roberto Piermarini – Città del Vaticano

Ieri Papa Francesco ha ricevuto in udienza il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi ed ha autorizzato la Congregazione a promulgare i seguenti Decreti:

– il miracolo, attribuito all’intercessione della Beata Giuseppina Vannini (al secolo: Giuditta Adelaide Agata), Fondatrice delle Figlie di San Camillo; nata a Roma (Italia) il 7 luglio 1859 e ivi morta il 23 febbraio 1911;

– il miracolo, attribuito all’intercessione della Beata Dulce Lopes Pontes (al secolo: Maria Rita), della Congregazione delle Suore Missionarie dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio; nata a São Salvador da Bahia (Brasile) il 26 maggio 1914 e ivi morta il 22 maggio 1992;

– il miracolo, attribuito all’intercessione della Venerabile Serva di Dio Lucia dell’Immacolata (al secolo: Maria Ripamonti), Suora professa dell’Istituto delle Ancelle della Carità; nata ad Acquate (Italia) il 26 maggio 1909 e morta a Brescia (Italia) il 4 luglio 1954;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Giovanni Battista Pinardi, Vescovo titolare di Eudossiade e Vescovo Ausiliare di Torino; nato a Castagnole Piemonte (Italia) il 15 agosto 1880 e morto a Torino (Italia) il 2 agosto 1962;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Carlo Salerio, Sacerdote dell’Istituto delle Missioni Estere di Parigi, Fondatore dell’Istituto delle Suore della Riparazione; nato a Milano (Italia) il 22 marzo 1827 e ivi morto il 29 settembre 1870;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Domenico Lázaro Castro, Sacerdote professo della Società di Maria; nato a San Adrian de Juarros (Spagna) il 10 maggio 1877 e morto a Madrid (Spagna) il 22 febbraio 1935;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Salvatore da Casca (al secolo: Erminio Pinzetta), Religioso professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; nato a Casca (Brasile) il 27 luglio 1911 e morto a Flores da Cunha (Brasile) il 31 maggio 1972;

– le virtù eroiche della Serva di Dio Maria Eufrasia Iaconis (al secolo: Maria Giuseppina Amalia Sofia), Fondatrice della Congregazione delle Figlie dell’Immacolata Concezione; nata a Casino di Calabria, oggi Castelsilano (Italia) il 18 novembre 1867 e morta a Buenos Aires (Argentina) il 2 agosto 1916.

La vita delle due nuove Sante

 

La Beata Dulce Lopes Pontes

Il suo nome di battesimo era Maria Rita. Nacque nel 1914, e aveva sei anni quando sua madre morì e le zie si incaricarono della sua educazione. A 13 anni una di loro la portò a conoscere le zone più povere della sua città, fatto che risvegliò in lei una grande sensibilità. A 18 anni entrò nella Congregazione delle Suore Missionarie dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio, dove iniziò ad essere chiamata Dulce.
Una delle ispirazioni per il discernimento della sua vocazione fu la vita di Santa Teresina del Bambin Gesù: “Per quanto amore abbia nel mio piccolo cuore, è poco per un Dio così grande”, scriveva suor Dulce quando entrò in convento. “Su esempio di Santa Teresina, penso che devono essere graditi al Bambino Gesù tutti i piccoli atti d’amore, per quanto piccoli possano essere”.

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I suoi piccoli atti d’amore si tradussero in grandi opere sociali, e suor Dulce fondò l’unione dei lavoratori di San Francesco, un movimento cristiano di operai a Bahia. Iniziò poi ad accogliere persone malate in case abbandonate in un’isola di Salvador da Bahia. In seguito furono sfrattate, e la religiosa trasferì la struttura di accoglienza in un ex mercato del pesce, ma il Comune la costrinse ad abbandonare quel luogo. L’unico posto in cui poteva accogliere più di 70 persone che avevano bisogno di assistenza medica era il pollaio del convento in cui viveva, che si trasformò rapidamente in un ospedale improvvisato.
Iniziò così la storia di un’altra delle sue fondazioni: l’ospedale Sant’Antonio, che venne inaugurato ufficialmente nel maggio 1959 con 150 posti letto. Attualmente riceve 3.000 pazienti al giorno.
Oggi le sue fondazioni sono note con il nome di Opere Sociali di Suor Dulce (Obras Sociais Irmã Dulce, Osid). Funzionano come un’entità privata di carità sotto le leggi brasiliane, sono accreditate dallo Stato federale e registrate dal Consiglio Nazionale del Benessere e dal Ministero dell’Educazione.
Tra queste opere c’è anche il Centro di Istruzione di Sant’Antonio, situato nella regione di Simões Filho, sempre nello Stato di Bahia.

Negli ultimi 30 anni di vita, la salute di suor Dulce era molto debilitata. Aveva solo il 30% della capacità respiratoria. Nel 1990 iniziò a peggiorare, e per 16 mesi restò ricoverata in ospedale, dove ricevette la visita di Papa Giovanni Paolo II, con il quale aveva avuto un’udienza privata dieci anni prima.
Venne poi trasferita al convento di Sant’Antonio, dove morì il 13 marzo 1992. Migliaia di persone in condizioni di estrema povertà si riunirono per darle l’ultimo saluto. Il suo corpo è stato trasferito nella chiesa dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio, dove si è scoperto che era rimasto incorrotto in modo naturale. Il miracolo per la sua beatificazione è avvenuto nel 2001, quando Cláudia Cristiane Santos, che oggi ha 42 anni, è sopravvissuta a un’emorragia incotrollabile dopo aver partorito. L’emorragia non si fermava nonostante fosse stata sottoposta a tre interventi. I medici avevano perso ogni speranza, ma quando i suoi familiari chiesero l’intercessione di suor Dulce, in una catena di preghiera guidata da padre José Almí de Menezes, l’emorragia si fermò immediatamente. Questo fatto è stato la conferma di una vita virtuosa, centrata sulla preghiera e sulla carità, partendo dalle cose più piccole. “L’amore supera tutti gli ostacoli, tutti i sacrifici”, diceva suor Dulce.

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La Beata Giuseppina Vannini

Giuseppina Vannini nasce a Roma il 7 luglio 1859 da Angelo e Annunziata Papi e viene battezzata con il nome di Giuditta. È preceduta da una sorella, Giulia, e seguita da un fratello, Augusto. A 4 anni Giuditta perde il papà e tre anni dopo anche la mamma. I tre fratelli orfani vengono separati: Augusto è accolto da uno zio materno, Giulia è affidata alle Suore di San Giuseppe e Giuditta di 7 anni è accolta nel Conservatorio Torlonia in Roma, ove le Figlie della Carità la educano alla fede cristiana e la preparano alla vita. Giuditta cresce buona, pia, docile e riflessiva. Ottiene il diploma di maestra d’asilo e a 21 anni chiede di entrare nel noviziato delle Figlie della Carità a Siena. Ma poco dopo ritorna a Roma per motivi di salute e per un periodo di prova. L’anno seguente torna a Siena, ma poi viene definitivamente dimessa dall’Istituto perché ritenuta inadatta.

Sente profondamente la chiamata verso la vita religiosa; ma in quale istituto? Ella soffre e prega. Ha 32 anni, quando partecipa a un corso di esercizi spirituali nella casa delle Suore di Nostra Signora del Cenacolo a Roma. L’ultimo giorno del ritiro, il 17 dicembre 1891, Giuditta si presenta al predicatore, il camilliano P. Luigi Tezza per chiederne un consiglio. Il padre, pochi mesi prima, aveva avuto l’incarico in qualità di Procuratore generale di ripristinare le Terziarie Camilliane e in quel momento ha un’ispirazione: affidare a lei la realizzazione di tate progetto.
Giuditta accetta e p. Tezza scopre ben presto in lei la tempra della fondatrice, sicura di sé, donna di preghiera e di sacrificio. Informa i superiori dell’Ordine camilliano e ottiene l’autorizzazione del Cardinale Vicario di Roma a procedere in questa iniziativa.

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Giuditta con altre due giovani, preparate dal sacerdote, formano la prima comunità. Il 2 febbraio 1892, ricorrenza della conversione di San Camillo, nella stanza-santuario ove è morto il Santo, mediante l’imposizione dello scapolare con la croce rossa, nasce la nuova famiglia camilliana. Il 19 marzo seguente, P. Tezza veste dell’abito religioso, contrassegnato dalla croce rossa, Giuditta, che prende il nome di suor Giuseppina e viene nominata superiora. Con la consulenza del Tezza vengono formulate le Regole dell’incipiente Istituto religioso, specificandone la finalità: per l’assistenza delle malate anche a domicilio. Pure in mezzo a grandi povertà, cresce il loro numero. Alla fine del 1892 sono già quattordici, nel1893 è aperta una nuova comunità a Cremona e nel 1894 a Mesagne nelle Puglie; seguiranno altre case altrove.

Ma occorre ottenere l’approvazione definitiva dell’autorità ecclesiastica. Purtroppo il Papa Leone XIII aveva deciso proprio in quegli anni di non permettere fondazioni di nuove comunità a Roma. Perciò alla richiesta di P. Tezza, rinnovata per due volte, fu risposto a nome del Papa: “non expedit”. (non conviene, non si approva). Anzi fu imposto al gruppo delle religiose di allontanarsi da Roma. Sembra che debba svanire ogni prospettiva, ma per l’ammirazione dell’attività di assistenza delle sorelle, anche da parte della stampa, e per l’appoggio del Cardinale Vicario si ottiene l’erezione in “Pia Associazione” dipendente dal cardinale e così l’opera può continuare. Dotata di mirabile fortezza e fiduciosa nell’aiuto del Signore, riesce a diffondere l’Istituto in varie parti d’Italia e in Argentina.

Nonostante una salute debole, spesso travagliata da languori e da emicranie, la Madre non si risparmia, visita ogni anno le case, si prodiga per le Figlie e le accompagna con amabilità e con vigore. Il 21 giugno 1909, dopo tante resistenze, riesce ad ottenere il Decreto di erezione dell’istituto in Congregazione religiosa sotto il titolo di “Figlie di S. Camillo”.
Nel 1910, dopo l’ultima visita a tutte le case in Italia e in Francia, è colpita da una grave malattia di cuore. Passa gli ultimi mesi sofferente nel corpo e per un certo periodo anche nello spirito per timori e ansietà sulle sorti dell’Istituto. Così, purificata ulteriormente dal dolore, il 23 febbraio 1911 rende serenamente l’anima a Dio. Lascia un Istituto con sedici case religiose in Europa e America e con 156 religiose professe. Il 16 ottobre 1994 Giovanni Paolo II la proclamò “beata”.

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