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LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online

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Parlare della mia esperienza a Medjugorje non è facile, tocca una parte profonda e nascosta di me stessa. Quando sono giunta a Medjugorje la mia anima era ferita, traboccante di rabbia e di rancore. Reduce da una separazione, con due figli piccoli, mi sentivo confusa, arrabbiata, sola nel buio della mia esistenza. Non sono arrivata al Pellegrinaggio per caso. E’ stato il concatenarsi di una serie di eventi che ha fatto si che io vivessi quest’intensa esperienza spirituale, come se la Madonna avesse sentito il mio grido silenzioso nel buio e mi avesse indicato la via per la salvezza da me stessa …
Il rancore è qualcosa che ti rode dentro, piano piano, che non ti permette di vedere più il bello intorno a te … è come entrare in un tunnel buio, senza fine … ti allontana da tutto e da tutti.
La mia storia inizia inizia nel mese di ottobre del 2009.http://www.medjugorje-italia.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gifpremetto che quando ha preso avvio la mia vicenda non ero una “brava cattolica praticante”, nel senso che la mia frequentazione alla Chiesa era assolutamente sporadica. Negli ultimi quindici anni (o qualcuno in più) mi recavo in Chiesa solamente a Natale e saltuariamente a Pasqua, compatibilmente con i miei impegni personali. Figurarsi che solamente in aprile di quell’anno, avevo avuto un’animata discussionecon mia sorella in quanto era mia intenzione non far fare la Prima Comunione a mio figlio. Quel giorno di ottobre 2009 mi fermai in ufficio fino alle ore 18.00 circa, cosa assolutamente inusuale perchè normalmente finisco di lavorare alle 15.30. Quel giorno i bambini erano con il papà, quindi nullami impediva di fermarmi qualche ora in più. Mi stavo preparando per tornare a casa quando suonò il telefono: era mia sorella. Parlammo un attimo e mi invitò a cena. In cambio mi chiese si recuperare sua figlia minore impegnata in un corso di hip hop in una palestra vicino al mio ufficio. Dato che ero in anticipo sull’orario decisi di fare un giro alla libreria “Paoline” di Via Perini a Trento (altra cosa strana visto che era la prima volta che mettevo piede in quel negozio). Entrai e, come se fossi stata guidata, mi sono diretta verso uno scaffale pieno di libri su Giovanni Paolo II°. La mia attenzione fu attratta da un libro con una copertina bianca e un primo piano degli occchi intensi e profondi di Karol Wojtyla. Senza nemmeno interessarmi alla trama presi il libro, lo pagai, uscii dal negozio e andai a cena. Quando tornai a casa, quella sera, iniziai a leggere. Lessi ininterrottamente tutta la notte, e quando arrivai alla parte della morte di Giovanni Paolo II°, laddove Ivan, uno dei veggenti di Medjugorje descriveva la sua visione della nostra Santa Madre con un Giovanni Paolo II° vestito con un manto dorato e sorridente, scoppiai a piangere. Piangevo, ma razionalmente non capivo perchè. Da quel giorno iniziai a frequentare regolarmente la Chiesa, accontentando anche mio figlio che da un po’ di tempo mi chiedeva di cantare nel coro. Il mio cammino di ricerca era appena iniziato. Cominciai a provare il desiderio di andare a Medjugorje. Allora non sapevo perchè proprio Medjugorje invece di Fatima o Lourdes … ora lo so! Medjugorje è il posto dove le ferite dell’anima vengono lenite, dove è possibile trovare la pace interiore. Cercai su internet se c’era qualche viaggio che partiva da Trento e trovai l’indirizzo di Maurizio. Gli spedii  un’e-mail dove chiedevo se s’era posto per il viaggio di gennaio. Mi rispose il giorno successivo inviandomi il suo numero di cellulare. Lo contattai subito e parlammo un attimo: mi disse che ero stata fortunata, c’era posto solo perchè si era ritirato qualcuno e che se lo avessi contattato qualche giorno prima mi avrebbe detto che non c’era alcuna possibilità. Spiegai a Maurizio che non capivo da dove nasceva il bisogno di quel viaggio, e lui mi rispose semplicemente: “E’ Maria che ti chiama!” Il giorno che partimmo salli sul pullman decisamente a disagio: che ci facevo io li? Il viaggio fu lungo ma bello: più mi avvicinavo e più dentro di me sentivo che dovevo abbandonare la mia razionalità e lasciarmi guidare dal cuore, aprirmi al “mistero”. Ogni istante di quei cinque giorni è stato straordinario, ma una cosa su tutte mi piace ricordare come il segno tangibile che Maria ha voluto inviarmi, che qualcosa nella mia vita, dentro di me, stava cambiando: la salita al monte Krizevac. Era freddo quel mattino … Avevamo temuto che il maltempo ci avrebbe impedito la salita … Ma invece andò tutto per il meglio. E’ usanza iniziare la Via Crucis sul monte portando con se un sasso da depositare ai piedi della croce in cima al Krizevac, il quale rappresenta la nostra anima con i suoi peccati. Alla partenza raccolsi il mio sasso: non lo scelsi a caso … Lo cercai un po’ pesante e sporco di terra perchè così vedevo la mia anima. Lo misi in tasca e iniziai la salita. Su, su … E più salivo e pregavo, più mi sentivo leggera e mi sembrava che il sasso nella mia tasca pesasse sempre di più. Quando lo misi ai piedi della croce, davanti ad essa pregai che assieme ad esso anche il rancore che mi inquinava l’anima rimanesse li. Fu un momento intenso, emozionante … Tre sono i momenti che mi piace ricordare come i più importanti della mia vita: la nascita di mio figlio, la nascita di mia figlia e la mia “rinascita spirituale” sul Krizevac. So che il cammino è appena iniziato, che sarà lungo e impegnativo, ma da Medjugorje ho portato via un pezzetto di luce e di speranza che ho messo nella mia anima, certa che la Madonna guiderà i miei passi incerti come una madre guida i passi del proprio bambino quando inizia a camminare.

Celestina