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LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online

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Il mio primo contatto con Medjugorje risale verso la fine degli anni ottanta. Avevo sentito dire che in un paesino della ex Jugoslavia, un paesino dal nome impronunciabile, Magiuqualcosa, la Madonna appariva a dei ragazzini. Punto e basta! Nella primavera del 1988 mi giunge l’offerta da parte di mia zia Fiore, moglie di mio zio Gianni, che mi propone di andare in pellegrinaggio in questo luogo sperduto e introvabile sulle carte geografiche dell’est europeo. Ero un po’ scettico, anche perché da solamente due mesi mia moglie Marina aveva dato alla luce il nostro primo figlio Davide, e partire di punto in bianco non mi sembrava un’ottima idea. Ma comunque, spinto anche da mia moglie, parto. Non mi ricordo esattamente la data, so solamente che domenica 22 maggio, giorno di Pentecoste, mi trovavo a Medjugorje. Non è stata un’esperienza sconvolgente dal punto di vista prettamente di fede. Si, andavo regolarmente a Messa la domenica come tutti i cristiani, ma la curiosità, o meglio la settimana di ferie fatta all’estero ebbe il sopravvento sulla parte religiosa del viaggio. Ricordo i viaggi notturni, lunghissimi attraverso la direttrice Ljubjana-Belgrado, poi giù verso BanjaLuka e Mostar prima dell’arrivo a Medjugorje e ritorno. Ricordo Medjugorje per la sua Chiesa, sperduta in mezzo alla campagna, lontano dalle case. Ricordo la salita sul Podbrdo sotto una pioggia torrenziale, proprio la domenica di Pentecoste. Ricordo il Krizevac, una salita infinita per chi non la affronta con il giusto spirito. Poi il buio. Un pellegrinaggio inutile sembrerebbe, ma a Medjugorje nulla è inutile. Il seme di quel primo viaggio mi è sempre rimasto nel cuore, e il famoso detto, quello che dice “che quando Maria chiama i suoi figli a Medjugorje, i suoi figli, prima o poi, a Medjugorje ritornano sempre” è incredibilmente vero.

Sedici anni dopo, all’alba del terzo millennio e precisamente nel 2004, ecco che ritorna alla carica mia zia Fiore con mio zio Gianni. Abitano a Bolzano e sono amici di Andrea, che ha da poco iniziato ad organizzare pellegrinaggi a Medjugorje. L’invito è per maggio, e come per la volta precedente non sono molto entusiasta, anche se per motivi decisamente diversi. Sono reduce da un intervento alla schiena e sono in lista d’attesa per un nuovo ben più complicato intervento chirurgico sempre alla schiena, e le lunghe ore di pullman abbinate alle salite sui monti, non sono proprio una bella prospettiva. Ma anche questa volta parto per Medjugorje, insieme a quella che ad ogni viaggio sarà la mia inseparabile compagna, la mia chitarra. Questa seconda esperienza la ricordo soprattutto per lo choc avuto all’arrivo a Medjugorje. Avevo ancora nella mente quanto visto sedici anni prima, la Chiesa e poi il nulla. Mi sono ritrovato davanti la Chiesa assediata da alberghi e negozietti da ogni parte, nonostante cinque durissimi anni dovuti alla guerra. Ma rispetto a sedici anni prima è stata un’esperienza diversa. Più partecipata e vissuta con uno spirito più profondo. Le paure dovute alla salute precaria hanno lasciato il posto alla serenità del cuore e della mente, facendo sì che al ritorno a casa, Medjugorje e la Regina della Pace iniziassero ad avere una loro precisa collocazione nella vita di tutti i giorni.

L’anno successivo, il 2005, inizia in modo sofferto. La chiamata dall’ospedale per l’intervento non arriva, e su suggerimento di Loris, amico di Andrea, contatto un luminare della neurochirurgia per un consulto medico. Intanto sul lavoro la situazione si fa sempre più pesante, e questo mi porta ad avere problemi relazionali e di natura psichica che, purtroppo, iniziano a condizionare anche la mia famiglia. A maggio comunque riparto per Medjugorje con Andrea. E’ il terzo viaggio, e per me è quello sicuramente più importante. Le tappe del pellegrinaggio sono più o meno obbligate (salite ai monti, visite alle comunità, ecc…), ma ben più importante è la propria predisposizione ai vari momenti della giornata, il proprio raccoglimento, le proprie preghiere con il cuore, il proprio parlare con la Mamma Celeste. C’è stato un momento in questo pellegrinaggio, davanti alla statua della Madonna alla Croce Blù, che Le ho affidato tutto me stesso, tutti i miei problemi, tutte le mie sofferenze, tutte le mie speranze, insomma proprio tutto! E le ho fatto anche una promessa, che se riuscivo a risolvere i miei problemi di salute, riuscendo a vivere dignitosamente e a cambiare lavoro, come ringraziamento mi sarei impegnato a portare  pellegrini a Medjugorje .… Intanto un  primo segnale positivo c’era già stato. All’ospedale di Padova, il famoso luminare di neurochirurgia mi aveva sconsigliato, per il momento, di farmi rioperare alla schiena. E questo era stata davvero una bella notizia!

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Nel 2006 e nel 2007, sempre con Andrea, torno a Medjugorje altre quattro volte. Nell’ottobre del 2006, finalmente, ci vado assieme a mia moglie Marina e a Gloria, la mia quarta figlia, la più piccola. Esperienze molto positive, che mi vedono più partecipe nel dare una mano ad Andrea ad organizzare i vari momenti dei pellegrinaggi. Sul piano personale continuo sempre ad affidare i miei problemi a Maria, continuo a chiedere un segno che riuscisse a lenire le mie sofferenze sul piano lavorativo e psicofisico. Ma si sa, i tempi del cielo non sono i nostri tempi, però all’improvviso qualcosa cambia.

Nel 2004, in uno dei momenti più bui, avevo fatto diverse richieste per cambiare lavoro, ma le risposte, come spesso accade, dicevano testualmente “al momento i nostri organici sono al completo” o qualcosa del genere, lasciando ben poca speranza in qualcosa di positivo. Ma alla fine di maggio del 2007, proprio al ritorno dal mio sesto viaggio a Medjugorje arriva una telefonata che mi dice di presentarmi per un colloquio. Sarà vero? Ci vado di corsa con molta trepidazione, ascolto l’offerta di lavoro che mi viene proposta e torno a casa con l’impegno di dare una risposta al massimo il giorno dopo. Un miracolo! Tanti vanno a Medjugorje, Lourdes, Fatima per chiedere miracoli di guarigione fisica, ma per me, questo è stato un vero e proprio miracolo in tutti i sensi. Non è stato semplice comunque, ci sono stati tantissimi problemi prima di compiere il grande salto, ma alla fine, grazie all’aiuto della Mamma Celeste, di mia moglie Marina, dei miei figli e di tante persone che mi sono state vicino, il “miracolo” si è concretizzato. In ottobre parto per la settima volta per Medjugorje, per quello che sarà l’ultimo viaggio con Andrea. E qui bisogna spiegare alcune cose. Avevo fatto una promessa alla Vergine, ed ero intenzionato a mantenerla ovviamente. Io collaboravo con Andrea ad organizzare i pellegrinaggi, trovando pellegrini disponibili a venire a Medjugorje dalla zona dell’Alto Garda. Nel contempo dall’Alto Garda stesso, c’erano due persone, Carlo Fontana e Mario Daves che organizzavano viaggi a Medjugorje. Mario, da qualche tempo mi chiedeva di unirmi a loro, a causa anche della precaria salute dell’amico Carlo, ma ormai ero legato ad Andrea e declinavo sempre l’invito. Ad ottobre partiamo, ma è l’ultimo viaggio con Andrea. Le insistenze di Mario si fanno più pressanti e l’esigenza di continuare  un cammino di quasi 25 anni di viaggi dall’Alto Garda per Medjugorje è troppo importante per far si che si interrompa. E’ questo un momento importante del mio legame con Medjugorje. Sicuramente  è stato un disegno della Mamma Celeste, nel senso che prima riuscivamo a fare due viaggi all’anno a Medjugorje, e adesso, addirittura cinque, triplicando quasi di fatto il numero dei pellegrini. Grande calcolatrice la Madonna!

Ai primi del 2008 intensifico i contatti con Mario, e pianifichiamo quello che sarà il nostro primo viaggio assieme, in programma per i primi di giugno. Una lunga preparazione vissuta con emozione, ma con l’occhio vigile di Mario sempre pronto a tranquillizzarmi nei momenti prossimi alla partenza. Un viaggio vissuto da guida, con tutte le responsabilità del caso, ma un viaggio affidato alla Vergine Maria e a San Giuseppe che dal primo momento della partenza fino al nostro ritorno, ci hanno protetti come figlioli prediletti. Da questo primo viaggio, con Mario siamo ritornati altre quindici volte a Medjugorje, sempre carichi di pellegrini desiderosi di incontrare la Madonna, pellegrini meravigliosi che ci hanno regalato momenti di fortissime emozioni. Il 3 gennaio si riparte, per me sarà il diciannovesimo viaggio a Medjugorje, ma vi assicuro che ogni volta è come fosse sempre il primo.

In conclusione devo ringraziare alcune persone che hanno fatto modo che questa meravigliosa esperienza fosse tale: i miei zii Fiore e Gianni che fin dal lontano 1988 hanno dato l’imput al mistero Medjugorje, Andrea e Loris con cui ho condiviso ben sei viaggi, Mario che già da tempi non sospetti mi pedinava per aggregarmi al loro gruppo, gli amici Veronica, Angela, Giandario, Luisa, Vittorio, Claudia, Pietro, Paolo, Lucia, Renato, Chiara, Carmelo, e Marina, la mia amatissima moglie, che da 25 anni mi sopporta e condivide con me questa avventura di fede e i miei figli, anch’essi bravi a sopportare un papà giramondo. Un grazie infine alla persona più importante di tutte, la nostra Mamma Celeste, che con il Suo Amore rende possibile tutti i nostri Pellegrinaggi in terra di Bosnia.

         

                                                                                    Maurizio