Anna, la bambina con la sindrome di Down, che ci fa sorridere tutti i giorni!

Nella tredicesima edizione della ‘Giornata Mondiale della Sindrome di Down‘, che si è celebrata il 21 marzo, la storia della piccola Anna che porta un sorriso sulle labbra di ognuno di noi.

Perché Anna è una bimba speciale, sopratutto una bimba social. E’ una piccola eroina del web da quando i genitori hanno fondato la popolare pagina facebook “Buone notizie secondo Anna” e il portale www.buonenotiziesecondoanna.it.

Anna oggi ha 4 anni. Papà Guido, mamma Daniela e le sorelle Marta e Francesca hanno avviato da qualche tempo questa avventura nel segno della condivisione dei tanti sorrisoni che dispensa quotidianamente la piccola Anna.

«Sul web – spiega Guido ad Avvenire (20 marzo) – ci sono tante informazioni scientifiche e tecniche relative alla sindrome di Down, poche dedicate alle storie delle persone che stanno dietro quelle informazioni. E così abbiamo deciso di raccontare, con leggerezza e anche con l’ironia che nasce dall’amore, un punto di vista diverso, quello che mia figlia Anna ci suggerisce ogni giorno: Io sono Anna, non sono la mia sindrome di Down.

Da questa intuizione sono nati anche il libro “Anna che sorride alla pioggia” (Sperling & Kupfer); e lo spettacolo “Siamo fatti di-versi, perché siamo poesia”, che va in scena, per la Prima, al teatro duse di Bologna.

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La “profezia” di Madre Teresa

La nascita della piccola Anna, è stata preceduta da un incontro speciale che il futuro papà ebbe a Roma quando aveva 17 anni. Incontrò, infatti, Madre Teresa di Calcutta, che, profetica, gli disse: “Quando sarai padre, qualunque cosa accada, non avere paura”.

Guido era in gita a Roma con un campo scuola, e, assieme ai compagni, era andato a visitare la casa delle Missionarie della Carità. Non sapeva che quella frase gli sarebbe riecheggiata nella testa alcuni anni più tardi, in una stanza dell’ospedale civile di Padova dove sarebbe stato convocato assieme a sua moglie Daniela, incinta del loro terzo figlio, quando la dottoressa avrebbe pronunciato due parole che sarebbero risuonate come una sentenza: “Trisomia 21” (Padova Oggi, 8 settembre 2017).

Il “consiglio” di Papa Francesco

Non solo Madre Teresa. Nella vita di Guido e di Daniela c’è anche Papa Francesco. La popolare pagina facebook su Anna è nata proprio grazia a lui. «Mi interesso di comunicazione per la diocesi di Padova – Credere (16 marzo 2017) – ed ero rimasto colpito dal discorso di Papa Francesco per la Giornata delle comunicazioni sociali 2015. Diceva che dobbiamo imparare a raccontare “storie belle” attraverso i nuovi media. Ho pensato a qualcosa che non fosse pietistico. Così è nata la pagina di Anna che sta andando oltre le nostre aspettative».

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L’imprenditore

Anna è una di quelle storie in cui la Sindrome di Down non penalizza la vita di una famiglia, ma trasmette forza, coraggio, voglia di rompere cliché.

Come è accaduto a John Cronin, e a suo padre, Mark X. Cronin, che negli Stati Uniti hanno realizzato una industria che produce calzini e li vende esclusivamente on line, chiamata John’s Crazy Socks. La compagnia ha uno staff di 12 persone, incluse 8 con disabilità, e dona il 5% dei profitti alle Paraolimpiadi.

Il missionario

In Kenya un paio di anni fa, ha fatto rumore la storia del primo missionario con la Sindrome di Down.

A Kitui, la St. Michael School for the Deaf accoglie sordi e ipoudenti. Nel 2016 la scuola ha accolto la famiglia Barker – i genitori e il loro figlio 27enne, Casey. Il loro arrivo è stato considerato una benedizione: c’era bisogno di un amministratore per l’ospedale diocesano e di un logopedista specializzato nella lingua dei segni. I genitori avevano il profilo necessario, e Casey era un “bonus” inaspettato – anche se ha la sindrome di Down, insegna il linguaggio dei segni a scuola.

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Il rapper anti-bulli

Marco Baruffaldi, 22enne emiliano, è conosciuto sui social network per essere un rapper con la Sindrome di Down. Ma Marco, oltre alla musica, ha anche un’altra “passione”: sconfiggere il bullismo, poiché ne è stata vittima quando era più piccolo.

«Spero così di poter salvare qualcun altro – racconta Marco – un bambino o un ragazzo vittima di bullismo e violenza. Mi rivolgo a loro: non arrendetevi mai, parlate con i vostri genitori e professori, non fate il loro gioco. Ancora oggi sono pentito di non avere parlato con i miei quando è successo a me: era quello che avrei voluto e dovuto fare, ma la paura mi aveva bloccato».

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