La Medaglia di San Benedetto

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Di Gianni A. Grazioli.

Porto al collo la medaglia di san Benedetto dall’inverno del 2001, quando su consiglio di un sacerdote del Santuario del Divino Amore, mi recai da Padre Vincenzo Taraborelli, uno degli esorcisti ufficiali della Diocesi di Roma. Ero molto sofferente. Tanto sentivo il bisogno di una liberazione da qualcosa di opprimente ed intangibile allo stesso tempo, che andai quel pomeriggio stesso, attraversando tutta la città dall’estrema periferia sud. Quando arrivai in via della Conciliazione erano quasi le 19:00, era molto freddo e la strada semi deserta.

Padre Vincenzo stesso  stava chiudendo il portone della chiesa. In prima battuta non fu molto accogliente, non si fece riconoscere. Mi chiese se avevo un appuntamento. Risposi che non sapevo della necessità di un appuntamento e che venivo dal Divino Amore. Pensavo mi avrebbe mandato via. Invece rimase assorto in preghiera per pochi istanti, mi fissò negli occhi e mi disse con dolcezza: “Sono io Padre Vincenzo…” Poi m’indicò la sagrestia. “…aspettami li, chiudo la chiesa e ti raggiungo”.

Pregammo un po’ insieme, poi volle ascoltarmi. Mi fece fare un atto di rinuncia a Satana e alle sue tentazioni e m’impose le mani. Certificò dei disturbi diabolici, ma non mi diete molte spiegazioni (e fece bene). Però Mi rassicurò dicendomi che sarei potuto tornare ancora da lui e che a tempo opportuno il Signore mi avrebbe certamente liberato. Prima di congedarmi  mi regalò una medaglia di San Benedetto, chiedendomi di portarla sempre con devozione e fiducia in Cristo. Credevo di aver fatto un primo passo verso la liberazione, invece c’era molto di più. Il Signore mi stava guidando nelle sue vie.

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La medaglia di San Benedetto venne approvata da Papa Benedetto XIV nel 1742. A chi la indossa con fede è concessa l’indulgenza plenaria. un lato della medaglia è raffigurato San Benedetto che tiene nella mano destra una croce elevata al cielo e nella sinistra il libro aperto della Santa Regola. Sull’altare é posto un calice dal quale esce una serpe , per ricordare l’episodio in cui San Benedetto, con un segno di croce, frantumò la coppa contenente il vino avvelenato dai suoi attentatori. Intorno alla periferia della medaglia, sono coniate le parole: “EIUS IN OBITU NOSTRO PRESENTIA MUNIAMUR” (possiamo essere protetti dalla sua presenza nell’ora della nostra morte), infatti la croce di San Benedetto è anche detta “croce della buona morte”. Nell’altro lato della medaglia, c’è una croce. Tra le assi della croce le quattro lettere “C S P B” (Crux Sancti Patris Benedicti -Croce del santo Padre Benedetto). All’interno della croce, nell’asse verticale “C S S M L” (Crux Sancta Sit Mihi Lux – La Santa Croce sia la mia luce). Sull’asse orizzontale “N D S M D” (Non Draco Sit Mihi Dux – Non sia il demonio mio condottiero). Tutto intorno al circolo periferico della medaglia le seguenti lettere, iniziali della specificata formula di preghiera V R S (Vade Retro Satana – Retrocedi Satana)  N S M V (Numquam Suade Mihi Vana – Non mi attirare alle vanità) S M Q L (Sunt Mala Quae Libas – Sono mali le tue bevande) I V B (Ipse Venea Bibas – Bevi tu stesso il tuo veleno).

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La croce di San Benedetto: la croce appunto con incastonata nell’intersezione delle due assi la medaglia di san Benedetto ha lo stesso significato della medaglia.

Lungo il mio cammino spirituale ho potuto purtroppo constatare che molti maghi, fattucchieri ed appartenenti ad organizzazioni massoniche, non che cialtroni  ed imbroglioni di ogni sorta, utilizzano anch’essi questo oggetto sacro. Questi mondezzari sono soliti mischiare credenze popolari a rituali sacri, la parola di Cristo a credenze di altre religioni spesso perdute nel tempo e conflittuali con l’Amore del Dio unico e trino del Credo Cristiano. Per cui raccomandiamo di non accettare medaglie “benedette” da falsi profeti che pretendono di risolvervi la vita. La medaglia di San Benedetto non è un prezioso talismano, si può comperare con pochi centesimi in tutti i monasteri benedettini e farla benedire da un sacerdote.

A tal proposito pubblichiamo alcune raccomandazioni del Vescovo Martín De Elizalde:

La benedizione della medaglia

La medaglia riceve una benedizione che è conferita dai monaci sacerdoti dell’Ordine di San Benedetto, con una formula particolare. In questa, in accordo col testo che accompagna la medaglia, si chiede a Dio che allontani il potere dal diavolo, in un contesto di lode divina di fiducia nella Trinità per l’amore del Signore Gesù Cristo, che deve venire per giudicare i vivi ed i  morti. Si implora per il fedele che porterà la medaglia, e che si occuperà nelle buone opere, la salute dell’anima e del corpo, e la santità, così come le grazie che la Chiesa ha concesso ai monaci con i quali si stabilisce come una fraternità spirituale. Infine, si chiede a Dio che quelli che usano la medaglia cerchino di evitare le insidie e gli inganni del diavolo, con l’aiuto della sua misericordia, affinché si presentino davanti a Lui santi ed immacolati. Il testo non si limita, dunque, ad un solo aspetto del combattimento spirituale, come sarebbe la lotta col demonio intesa in un senso quasi fisico, ma tende ad una comunione profonda nell’amore di Dio, facendo la sua volontà, che include il rifiuto del male, e mettendo in pratica con carità generosa e con pietà i mandati divini.

È da auspicare, allora, che i numerosi fedeli che sono devoti di San Benedetto, e portano la Croce o Medaglia, per ricevere con abbondanza le grazie e le benedizioni che Dio effonde su coloro che rispondono con la propria vita, i propri pensieri e le  buone opere alla chiamata evangelica,  la mettano in pratica impregnandosi sempre di più dello spirito del Santo Padre dei monaci. Così lo chiede la Chiesa con l’antica orazione della festa di San Benedetto: “O Dio, che ti degnasti di riempire dello spirito di tutti i giusti il tuo santissimo confessore Benedetto, concedi a noi, tuoi servi, che celebriamo la sua solennità, di compiere fedelmente quello che abbiamo promesso, ricolmi del suo spirito e soccorsi dalla tua grazia, “.

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