La donna olandese soffriva di un grave disturbo dell’udito e scelse il fine vita

eutanasia

Gaby Olthuis è stata “incentivata” all’eutanasia? Chi doveva indirizzare la sua scelta ha tenuto conto della sua condizione psico-fisica? In Olanda fa ancora discutere il caso della 47enne, madre di due bambini, che l’1 marzo 2014 ha scelto la strada della “dolce morte”. 

IL “GIALLO” DELLA CLINICA
La Commissione regionale per l’eutanasia (Rte), ha aperto un’inchiesta, domandando alla clinica Levenseindekliniek documenti che attestino, tra l’altro, che cosa è stato fatto per alleviare il suo patimento, prima di decidere di toglierle la vita, come, per esempio, «ripetuti tentativi di aiuto professionale, psichiatrico e psicologico» (Netherlands Times, 19 gennaio).

LA SOFFERENZA DI GABY
Gaby decise di raccontare la sua storia nel programma televisivo Altijd Wat, in onda sull’emittente olandese Ncrv: «Tutto cominciò nel 2011 quando nacque il mio secondo bambino con degli strani ronzii alle orecchie che peggioravano di giorno in giorno. Si trattava di un disturbo uditivo chiamato acufene. In seguito la diagnosi divenne di iperacusia (patologia derivata da un’alterazione cerebrale nell’elaborazione dei suoni). Sentivo dei rumori terribili, suoni acuti simili allo stridio dei freni di un treno, o di un trapano, di oggetti metallici che cadono: 24 ore su 24. Non avevo pace. Mi dissero che non sarei guarita» (Avvenire, 22 gennaio).

Leggi anche  Giubileo 2015, Papa annuncia Anno Santo straordinario con dieci anni di anticipo

LA SCELTA DEL “FINE VITA”
La donna era disperata. «Mi chiusi in casa; uscire per me era diventato uno strazio. E allora domandai al mio medico curante di praticarmi l’eutanasia. La risposta fu: non se ne parla proprio. Riprovai con un altro dottore, ma anche lui chiuse bruscamente il discorso con un rifiuto. Ho chiesto aiuto alla Levenseindekliniek di Den Haag (la Clinica per la fine della vita) dove hanno accolto la mia richiesta. Sono qui perchè vorrei che la gente mi comprendesse e non giudicasse».

QUEL TENTATIVO IN ISRAELE
Il marito di Gaby, Patrick, ha spiegato che prima di ricorrere all’eutanasia, la moglie si era recata anche in Israele per delle terapie di cui tuttavia non aveva beneficiato. Il marito ha precisato che in clinica a Den Haag ha seguito i protocolli di rito prima di bere quell’ultima bevanda letale che gli ha consegnato la morte. «Sono passate settimane, non si è fatto tutto e subito» Rtl nieuws (20 gennaio).

I SOSPETTI DELLA COMMISSIONE
Ma la Commissione regionale per l’eutanasia la pensa diversamente e sostiene che andava approfondito il quadro psichiatrico della donna. Non sarebbe stata indagata, scrive ancora Netherlands Times, la reale sofferenza della persona prima di procedere al trattamento previsto dai protocolli per il fine vita. E per la clinica di Den Haag questo sarebbe già il terzo caso “sospetto” di eutanasia nel corso del 2014.

Leggi anche  Papa Francesco ha preso una decisione su Medjugorje

“SIAMO STATI PRUDENTI”
La Levenseindekliniek, sul sito ufficiale, si difende dalle accuse: «Le indagini sono state fatte con prudenza. Abbiamo riscontrato che non c’erano opzioni di trattamenti tali da attenuare la sofferenza ormai diventata insopportabile. Lo psichiatra ha accertato questa condizione con la dovuta prudenza» (www.levenseindekliniek.nl, 19 gennaio).

LE CONDIZIONI PER L’EUTANASIA
Una delle precondizioni che la legge olandese sull’eutanasia afferma prima che venga effettuato un trattamento è proprio quella di accertare la “sofferenza psichica” e il “potenziale deterioramento della personalità” come un motivo valido per ottenere la morte indotta (libertaepersona.org, 28 agosto 2013).

sources: ALETEIA